Questo è il primo degli articoli della mia personalissima rubrica musicale sul blog. Dopo quelle di cronaca, di cinema e di cazzeggio ne è giunta finalmente l'ora. Sì, perchè la stagione estiva è ormai iniziata da un pezzo, e con essa le varie tournèes che hanno portato sui nostri lidi una quantità astronomica di musicisti, gruppi, e cantanti.
La rassegna si concentra sulla leva degli anni Zero (come direbbe anche il Vasco Brondi) e degli ultimi anni e vuole semplicemente essere d'informazione per scoprire le entità che si aggirono intorno alle nostre piste, mentre beviamo un cocktail e rimorchiamo con alterna fortuna.
Iniziamo questa nuova rubrica che rivoluzionerà il panorama delle riviste musicali (ma anche di quelle di bassa lega) , introducendo un artista che si presta molto al titolo della rassegna: Mapuche.
Chi è Mapuche? E perchè diavolo Mapuche?
Come leggiamo dal suo myspace, l'idea è di Enrico Lanza, (naturalmente) catanese, che nasce in "una stanzetta con chitarre scordate e una voce piena di ragni, granchi e altre cose un po' strane" [meglio fermarci qui (cit. Lolliana)], "per gioco e per amarezza".
Mapuche è il nome di un'etnia indigena tra Cile e Argentina, (letteralmente "popolo della terra") e della corrispettiva cultura e musica. Sembra quindi dal nome, un cantautore che come tanti ha solide radici nel posto in cui vive e cerca di esserne il microfono o nel suo caso il suono gutturale che viene dalle viscere del vissuto quotidiano.
Non ho ancora capito dove voglia spingersi questo "Mapuche", ma è chiaro che voglia rompere le scatole alla propria maniera, con un pò di irriverenza verso l'attuale revival cantautorale "ipocrita".
Infatti basterebbe quest'ultima affermazione per fare un quadro generale dell'artista: Mapuche è un pugno nello stomaco. Mette in crisi l'ascoltatore e lo costringe a misurarsi con la propria meschinità e con l'insensatezza del mondo in cui (non) vive.
Primo provino di tre brani nel 2008, primo EP ufficiale (Anima Latrina) nell'Aprile del 2011, e primo ufficialissimo disco nel dicembre scorso dal nome "L'uomo nudo" per Viceversa Records.
Per farsi un giudizio particolareggiato e testare il pugno nello stomaco non resta altro che andare a vederlo. Domenica alle 19h nel solito lido Messinese sottu u' Piluni (Horcynus orca, per chi non sapesse).
Non avendo di meglio da fare, o almeno di più proficuo, mi sono cimentato in una prova di video commento del concerto della Brunori Sas a Messina di Sabato 18 Febbraio 2012.
L'occasione si prestava per due altre ragioni più meritevoli: inaugurazione del nuovo locale "alternativo" di Messina in vece dell'ex, ormai storico 5/4; Dario Brunori, figura sempre più emergente, per canzoni e immagine, della scena musicale e cantautorale italiana.
Brunori Sas, ovvero la "società musicale" di Dario Brunori. Calabrese, cantautore quasi per caso, dopo una parentesi con gruppi quali i Blume, esordisce nella formazione attuale nel 2009 con l'album Vol.1 che vince il Premio Ciampi (come miglior album d'esordio - rettifico nel video) e vincendo l'anno dopo il Premio Tenco come miglior autore emergente. Il secondo album (Vol.2 - Poveri cristi), meno introverso nei testi, rispetto al primo, lo porta con un altro tour, a suonare in tutta Italia.
giovedì 16 febbraio 2012
Nuovo Design.
Non è che mi sia applicato poi così tanto. O meglio, ancora non è completo ma almeno l'ho reso più leggibile ed al passocolweb.
Sempre se qualcuno si accorgerà in futuro di questo cambiamento: l'ho fatto per voi, miei futuri e improbabili lettori, che passerete forse di qui per caso, e ve ne andrete in un cliccar di mouse.
Speriamo che anche il Blogger ne acquisti in maggiore comodità d'uso del mezzo. Nonostante questo blog sia partito male, non è detto che sia destinato a morire. Non subito, o almeno non senza una lenta e sana agonia (ha la stessa radice di agonismo) per non restare nell'oblio. O forse ciò che inizia male finisce comunque peggio(?!).
Foto scattate da Renato Accorinti all'interno deigli ex-locali della biblioteca comunale e archivio storico T.Cannizzaro.
Siamo stati così abituati alle "notti
della cultura", che la Cultura è ormai in un sonno profondo da molto
tempo.
Era un inizio d'inverno mite e la luce illuminava ancora i pomeriggi dello Stretto. Era una di quelle giornate in cui si ha voglia di godere del tempo e di prendersi una pausa da tutto. Un momento adatto per una lettura, per distrarsi un attimo e ricaricare le energie mentali. Da qui ebbe inizio la mia piccola avventura (quel che segue è una cronaca di come andarano i fatti),
"T.Cannizzaro"
è situata in Via Catania is.26/A. Tra gli orari di apertura al
pubblico, vi è anche una fascia pomeridiana il martedì e il giovedì
dalle 15.00 alle 17.00. Bene, prendola mia bicicletta , esco
nonostante il freddo. Ho proprio voglia di una bella lettura. Chissà
cosa troverò: romanzi, libri storici, di avventura, saggi politici.
Porto con me gli occhiali da vista e mi affretto (si la lettura mi affatica gli occhi!).
Arrivo all'indirizzo indicato. Un
cancello chiuso e un'insegna: Magaclà ludoteca. Ci deve essere uno
sbaglio. Per fortuna, non sperando di riuscire al primo tentativo, mi sono portato dietro il numero che chiamo in pochi secondi. Dopo 5
minuti di squilli a vuoto, l'ho già imparato a memoria. Niente da
fare. Nada. Rien. Perplessità rotta improvvisamente da un lampo nella memoria:
l'archivio storico! Ne ho sentito parlare, anzi, ho letto qualche
articolo che parlava delle proteste (dell'attivista)Renato Accorinti,per il
completo stato di abbandono dell'Archivio Storico che quando
andavo alle scuole medie, era situato proprio lì, al piano sopra la
mia classe. Mia madre insegnante, vi ha fatto anche qualche ricerca
storica. Io, non ci sono mai entrato, ma l'ho sempre immaginato come un
museo pieno zeppo di documenti vecchi e inutili. Ora si doveva
trovare sempre lì a quanto ne sapevo, spostato però in uno
scantinato, in un vicolo tra la scuola e la polizia provinciale,
chiuso al passaggio da due cancelli. Inforco nuovamente la bicicletta, e vado,
aspettandomi di trovare lì finalmente la mia agognata biblioteca.
"Magari l'avranno
messe insieme" (la biblioteca e l'archivio storico sono da indentersi cose differenti e separate ndr) anche se chissà cosa vi troverò e in che
condizioni.
Avevo visto già il video, dello stesso Renato, e non nutrivo
troppo fiducia nel trovare qualche libro intero, ma almeno avrei
saputo dove caspita fosse la (mia) biblioteca comunale, se mai esistesse, se fosse mai esistita. Invece ancora niente.
Chiusa. Aspetto qualche minuto. Chiedo a qualche passante, ma nessuno
sa dirmi niente. Perplesso ancora, torno nuovamente a casa.
Nutro ancora qualche
speranza di venire a conoscenza di qualche indizio o di qualsiasi cosa. Non convinto perciò prendo il telefono e chiamo direttamente il
centralino del Comune di Messina. "Cosa cerca lei??", mi
domanda sorpresa una voce dall'altra parte. "La biblioteca comunale!" ribatto deciso. "Ah... ok, chiami questo numero...... Buongiorno,
arrivederci.....". Spiaziato ma non troppo, faccio il numero e
ancora mi rispondono con un lieve tono di sorpresa, ma alla fine
riescono a passarmi qualche responsabile. Non chiedo il nome di chi fosse , ma una
voce femminile mi rivela che tutto l'Archivio Storico e la rispettiva biblioteca sta per essere spostata interamente al Palazzo
della Cultura (appena completato dopo lunghissimi lavori, sito in Viale Boccetta). Io chiedo più spiegazioni, non tanto il quando, ma da
quando è stato spostato tutto, e perchè sul sito c'è ancora l'indirizzo vecchio e l'orario di apertura al pubblico, mentre è
tutto chiuso, e non si sa quando riaprirà. Ma mi si risponde solo che "il trasporto richiederà tempo e la biblioteca sarà accessibile solo a fine gennaio". Dopo un'ora e mezza di
ricerca. Rimango sul divano è non posso che arrendermi all'evidenza: la mia città non ha biblioteche pubbliche e la gente non sembra tanto
interessarsene di averne una, a parte qualcuna sparpagliata tra le facoltà nelle università, o l'archivio regionale, anche quello sparpagliato tra vari uffici e magazzini e non completamente accessibile.
Salvatore La Fauci, La dott.
Campanella, il sindaco Buzzanca, chi risponderà di questo? Chi
risponderà a Renato Accorinti, professore, che si appresterà a fare
uno sciopero della fame, davanti al Palacultura? Chi risponderà ai
bambini, a quelli appena nati, o che si apprestano a nascere in una
città che non riconosce la cultura accessibile a tutti? Chi risponderà
alla storia, che vede la città di Pugliatti, di Pietro Gori, di
Martino di Stefano d'Arrigo ridursi ad una città che disconosce la
cultura, che non propone niente alle menti, se non clientelismo e menefreghismo?
E soprattutto, chi farà loro queste domande?
Dove sono finiti gli "intellettuali messinesi, i professori
amanti della cultura, gli studenti che chiedevono una cultura libera,
dove? Forse in qualche bar letterario o stanno già aspettando di
studiare in qualche università del nord più prestigiosa, non
preoccupandosi troppo del fatto che nel frattempo anche Trenitalia sta riducendo i treni per emigrare.
"In un paese del nord, un lettore". Biblioteca della facoltà di scienze umane dell'Università di Bergen, Norvegia. Ogni studente può liberamente accedere a vari volumi. Tra questi in lingua originale italiana Marcovaldo di Italo Calvino e Horcynus Orca di Stefano D'Arrigo (scrittore messinese)
"La portata di un condotto è il volume liquido che passa in una sua sezione nell'unità di tempo [..], a regime permanente la portata è costante attraverso una sezione del condotto" (Dott.Battiato)*
*Tipica citazione travagliana del suo mito (presumo)
Franco Battiato pare che sia laureato in fisica.
Articolo scritto oggi su Tempostretto.it
GANZIRRI
Canale
Due Torri: acquario o trappola per pesci?
Il
canale chiamato "Due Torri" che collega il Lago Grande di
Ganzirri alle acque dello Stretto, zona naturale protetta, si trova
in stato di abbandono. Il fondo quasi sempre colmo di sabbia e
detriti, impedisce il normale flusso e ricambio delle acque, causando
una mancata ossigenazione che si ripercuote sull'ecosistema del lago.
In
un periodo di carestia in cui ogni cosa è buona da mettere sotto i
denti, quello che si è venuto a creare in questo canale potrebbe
essere un buon espediente e una buona risorsa. Un gran numero di
pesci si ammassa infatti in questa striscia d'acqua, la più vicina
al mare e perciò la più ossigenata, formando un serpentone lungo
quanto lo stesso Canale, che dovrebbe servire da comunicazione con il
Lago Grande. Non siamo in tempi di carestia, per fortuna, e
sicuramente mai a qualcuno passerebbe per la testa di pescare in
acque diventate quasi del tutto stagnanti piene zeppe di pesci
agonizzanti e moribondi. Sarebbe semmai interessante osservare
questi poveri pesci, che per la ricerca disperata di ossigeno, si
prodigano in salti, sguazzando fuori dall'acqua. E' questo
spettacolo si ripete ormai con una certa frequenza, sotto gli occhi
sia dei residenti che dei turisti, che in estate affollano le zone
lungo il mare e i laghi. Quello che accade in realtà è
semplice. Canali come quello delle "Due Torri" consentono
quotidianamente alle acque dei laghi un normale ricambio e
ossigenazione, fondamentale per le specie viventi che vivono in
quell'habitat, ma necessitano di un'adeguata cura e manutenzione, per
evitare che sabbia e detriti (oltre ai sempre presenti rifiuti di
ogni genere), impediscano un normale flusso delle acque in entrata ed
uscita.
Dalla
segnalazione di un gruppo di circa 40 residenti tra cui il sign.
Sciarrone e il Sign. Arena, apprendiamo invece che queste
manutenzioni non avvengono in maniera regolare e puntuale": Ci
troviamo spesso soli e subiamo l'incuria di questi spazi che
dovrebbero essere maggiormente salvaguardati". "D'estate",
ci raccontano, "gli effetti si ripercuotono sia sull'immagine
che Messina offre ai turisti, sia sulla nostra salute, vista una
grande presenza di zanzare e insetti” In molti casi gli stessi
residenti si sono dovuti attrezzare per liberare alcune zone del
fondale dalla sabbia. I fondi per queste ordinarie manutenzioni,
sarebbero già stanziati dalla Provincia, che ha previsto ulteriori
lavori solo a fine anno. Sembra comunque poco, visto le condizioni
attuali del canale, e un periodo autunnale che non ci risparmia mai
dalle mareggiate. Serve di più, considerando soprattutto che si
tratta di un'area naturale protetta.
E' arriviamo forse
al punto più importante e delicato, che riguarda in modo ampio
tutti noi: quello appunto dell'Area protetta. La zona del canale
ricade infatti sotto l'area protetta della Riserva Naturale Orientata
della Laguna di Capo Peloro, istituita ormai 10 anni or sono .
Sorgono spontanei i dubbi perciò su cosa le istituzioni intendono
fare per rendere effettivamente protetta e salvaguardata tutta l'area
dei laghi, compresi i canali che svolgono un ruolo fondamentale per
un ecosistema fragile e delicato come quello di Ganzirri e dello
Stretto di Messina. Uno straordinario ecosistema a detta dei più
esperti, serbatoio di biodiversità con la sua abbondanza di svariate
specie come pesci ed uccelli e che si trova in una delle aree più
belle e uniche del Mediterraneo.
I residenti richiamano
l'attenzione per il luogo in cui vivono, ci auguriamo che la
cittadinanza tutta, dalle istituzioni in poi, risponda con forza per
tenere protetta un area, densamente abitata e particolarmente
preziosa, che potrebbe diventare approdo turistico per 365 giorni
l'anno e non solo nella stagione estiva.
Guardate che magnifico paesaggio anche da qua. (Foto di Dino Sturiale)
Oggi vado al cineforum della mia città. Mi siedo senza neppure sapere che film danno, tanto che vi vado ormai quasi solo perchè ho già pagato l'abbonamento annuale e non mi costa nulla in più. L'unico problema relativo è che mi trovo sempre solo ad andarci e questo, in una città in cui tutti escono sempre con qualcuno e un disincentivo a muoversi dalla poltrona o dal divano qualsivoglia. Torniamo al film. L'altra verità o col titolo in lingua originale Route Irish, che si svela essere il luogo in cui avviene il fatto principale, e da cui si svolge e viene raccontata tutta la storia: un contractor inglese muore in circostante non accertate e il miglior amico fa di tutto,come nelle classiche tv-series poliziesche, per scoprire cos'è realmente accaduto. Il film passa da fasi documentaristiche ("il docu-film o docu-drama è la tecnica caratteristica del regista Ken Loach", si legge nella biografia), a momenti appunto di puro"drama", (anche troppo per i miei gusti, che appena intravedono qualcosa simile a CSI o avvocati in divisa o ai troppi telefilm nuovi di cui ignoro il nome, cambiano canale).
"Wrong place. Wrong Time. Posto sbagliato al momento sbagliato" Fergus, il protagonista, prima di commettere una ulteriore grossa cazzata.
La storia diventa artificiosamente e giustamente forte quando si focalizza sulle crudezze della guerra in Iraq, sulla condizione del soldato nei nuovi scenari di battaglia e sulla sua solitudine umana.
I personaggi sembra che vadano esattamente dove si immagina che possano finire quando si è passato metà film. Ovvero la coo-protagonista si becca un'infatuazione amorosa per il protagonista (amico del suo fidanzato), che a sua volta dopo aver sfogato la sua collera contro dei perfetti cattivi idioti (uccidendoli con violenza), si suicida buttandosi da un traghetto. Fine. Una puntata televisa, frammezzata, da scene da Apocalypse now in Iraq e Il cacciatore (The deer hunter) a Liverpool.
A voler analizzare i singoli fotogrammi, emerge con forza il tema dei contractor, ossia dei moderni mercenari nelle ultime guerre (moderne) in Medio Oriente. Si ripropone inoltre la solita attenzione al soldato sconvolto (vedi The Hurt Locker) che non riesce a cambiare le regole di un mondo dominato da sporchi capitalisti che giocano ogni mattina a golf e da meccanismi finanziari immodificabili. Ovvero ricchi brutti e cattivi vs buoni tristi e sconsolati. Vediamo chi vincerà la battaglia.
A mio avviso vincono sempre i buoni tristi e sconsolati che si buttano nel fiume e chiudono il film, impedendo ai cattivi rimasti vivi di raccontare il continuo della loro storia. Restano i cattivi infine, soli. Ma il film si chiude lì: non sapremo mai cosa gli accadrà, se redimeranno se stessi, se daranno al mondo altri buoni rattristati che redimeranno la società corrotta dei padri. Fra qualche anno probabilmente gireranno un film sgli indignados dei noialtri contro i cattivi sporchi banchieri che prendono il potere e fanno le regole. Oops mi sa che ne hanno fatto una serie televisiva e web che sta girando già da un pò, speriamo che non riprenda o che qualcuno ne faccia un film davvero.
martedì 3 agosto 2010
La mia ribellione giornaliera si è fermata a mezza pillola di escitalopram e qualche ansiolitico benzodiazepinico.
Dormo sotto un poster di Che Guevara. Non la solita immagine da t-shirts e tatuaggi. Dice: "un revolutionnaire ne demissionne jamais" ("un rivoluzionario non si dimette mai"). Lungi da me considerarmi tale, mi sono allontanato da me stesso seguendo immaginarie Cuba. Ora sono a casa. Anzi a letto.