Mentre cade l'abituale pioggia autunnale facendo gli abituali danni, la gente accende la TV e controlla se qualcuno sta parlando o meno di loro. Se i tg non ne parlano, si sentono offesi, come se stessero negando l'accaduto.
E intanto ogni anno, abitualmente la pioggia cade e cadono le case accanto. Ma il retorico è lì sul divano col telecomando che capta le "offese al sud" e trova il tempo di scrivere su facebook che c'è il solito complotto massonicomediatico-chipiùnehanemetta e non si accorge che in realtà ciò che gli capita accanto non fa semplicemente e tristemente più notizia, come la pioggia a Settembre.
E cercando la prova della tangibilità della tragedia in tv, questa si idealizza. Diventa altro: un puro accidente. Si distacca dalla tragedia parallela di un paese dalla memoria corta, che continua a commettere gli stessi errori. Che poi forse è uno solo: l'errore di prospettiva, ovvero il non guardare oltre all'accidente, oltre alla casualità della tragedia, alla banalità del nostro male e soprattutto oltre alla televisione. La tragedia non è lì.
Foto scattate da Renato Accorinti all'interno deigli ex-locali della biblioteca comunale e archivio storico T.Cannizzaro.
Siamo stati così abituati alle "notti
della cultura", che la Cultura è ormai in un sonno profondo da molto
tempo.
Era un inizio d'inverno mite e la luce illuminava ancora i pomeriggi dello Stretto. Era una di quelle giornate in cui si ha voglia di godere del tempo e di prendersi una pausa da tutto. Un momento adatto per una lettura, per distrarsi un attimo e ricaricare le energie mentali. Da qui ebbe inizio la mia piccola avventura (quel che segue è una cronaca di come andarano i fatti),
"T.Cannizzaro"
è situata in Via Catania is.26/A. Tra gli orari di apertura al
pubblico, vi è anche una fascia pomeridiana il martedì e il giovedì
dalle 15.00 alle 17.00. Bene, prendola mia bicicletta , esco
nonostante il freddo. Ho proprio voglia di una bella lettura. Chissà
cosa troverò: romanzi, libri storici, di avventura, saggi politici.
Porto con me gli occhiali da vista e mi affretto (si la lettura mi affatica gli occhi!).
Arrivo all'indirizzo indicato. Un
cancello chiuso e un'insegna: Magaclà ludoteca. Ci deve essere uno
sbaglio. Per fortuna, non sperando di riuscire al primo tentativo, mi sono portato dietro il numero che chiamo in pochi secondi. Dopo 5
minuti di squilli a vuoto, l'ho già imparato a memoria. Niente da
fare. Nada. Rien. Perplessità rotta improvvisamente da un lampo nella memoria:
l'archivio storico! Ne ho sentito parlare, anzi, ho letto qualche
articolo che parlava delle proteste (dell'attivista)Renato Accorinti,per il
completo stato di abbandono dell'Archivio Storico che quando
andavo alle scuole medie, era situato proprio lì, al piano sopra la
mia classe. Mia madre insegnante, vi ha fatto anche qualche ricerca
storica. Io, non ci sono mai entrato, ma l'ho sempre immaginato come un
museo pieno zeppo di documenti vecchi e inutili. Ora si doveva
trovare sempre lì a quanto ne sapevo, spostato però in uno
scantinato, in un vicolo tra la scuola e la polizia provinciale,
chiuso al passaggio da due cancelli. Inforco nuovamente la bicicletta, e vado,
aspettandomi di trovare lì finalmente la mia agognata biblioteca.
"Magari l'avranno
messe insieme" (la biblioteca e l'archivio storico sono da indentersi cose differenti e separate ndr) anche se chissà cosa vi troverò e in che
condizioni.
Avevo visto già il video, dello stesso Renato, e non nutrivo
troppo fiducia nel trovare qualche libro intero, ma almeno avrei
saputo dove caspita fosse la (mia) biblioteca comunale, se mai esistesse, se fosse mai esistita. Invece ancora niente.
Chiusa. Aspetto qualche minuto. Chiedo a qualche passante, ma nessuno
sa dirmi niente. Perplesso ancora, torno nuovamente a casa.
Nutro ancora qualche
speranza di venire a conoscenza di qualche indizio o di qualsiasi cosa. Non convinto perciò prendo il telefono e chiamo direttamente il
centralino del Comune di Messina. "Cosa cerca lei??", mi
domanda sorpresa una voce dall'altra parte. "La biblioteca comunale!" ribatto deciso. "Ah... ok, chiami questo numero...... Buongiorno,
arrivederci.....". Spiaziato ma non troppo, faccio il numero e
ancora mi rispondono con un lieve tono di sorpresa, ma alla fine
riescono a passarmi qualche responsabile. Non chiedo il nome di chi fosse , ma una
voce femminile mi rivela che tutto l'Archivio Storico e la rispettiva biblioteca sta per essere spostata interamente al Palazzo
della Cultura (appena completato dopo lunghissimi lavori, sito in Viale Boccetta). Io chiedo più spiegazioni, non tanto il quando, ma da
quando è stato spostato tutto, e perchè sul sito c'è ancora l'indirizzo vecchio e l'orario di apertura al pubblico, mentre è
tutto chiuso, e non si sa quando riaprirà. Ma mi si risponde solo che "il trasporto richiederà tempo e la biblioteca sarà accessibile solo a fine gennaio". Dopo un'ora e mezza di
ricerca. Rimango sul divano è non posso che arrendermi all'evidenza: la mia città non ha biblioteche pubbliche e la gente non sembra tanto
interessarsene di averne una, a parte qualcuna sparpagliata tra le facoltà nelle università, o l'archivio regionale, anche quello sparpagliato tra vari uffici e magazzini e non completamente accessibile.
Salvatore La Fauci, La dott.
Campanella, il sindaco Buzzanca, chi risponderà di questo? Chi
risponderà a Renato Accorinti, professore, che si appresterà a fare
uno sciopero della fame, davanti al Palacultura? Chi risponderà ai
bambini, a quelli appena nati, o che si apprestano a nascere in una
città che non riconosce la cultura accessibile a tutti? Chi risponderà
alla storia, che vede la città di Pugliatti, di Pietro Gori, di
Martino di Stefano d'Arrigo ridursi ad una città che disconosce la
cultura, che non propone niente alle menti, se non clientelismo e menefreghismo?
E soprattutto, chi farà loro queste domande?
Dove sono finiti gli "intellettuali messinesi, i professori
amanti della cultura, gli studenti che chiedevono una cultura libera,
dove? Forse in qualche bar letterario o stanno già aspettando di
studiare in qualche università del nord più prestigiosa, non
preoccupandosi troppo del fatto che nel frattempo anche Trenitalia sta riducendo i treni per emigrare.
"In un paese del nord, un lettore". Biblioteca della facoltà di scienze umane dell'Università di Bergen, Norvegia. Ogni studente può liberamente accedere a vari volumi. Tra questi in lingua originale italiana Marcovaldo di Italo Calvino e Horcynus Orca di Stefano D'Arrigo (scrittore messinese)