martedì 29 gennaio 2019

At eternity's gate - come sopravvivere a se stessi


Van Gogh, Vincent. Chi si reca al cinema non può sbagliare in quel che va a trovare in questo film. Non è un biopic, anche se la storia ricalca fedelmente gli ultimi anni di vita del pittore e narra la genesi di alcune della sue opere più note.
Di quale pittore si parla, penso che lo sappiano tutti. Eccetto forse Da Vinci, le sue opere sono le più rappresentate e ricercate nella nostra epoca.

Eppure il film ce lo dice più volte: quel che stiamo osservando non è un eroe, un vincente che marcia inesorabilmente verso il suo successo. E' un fantasma che infesta la campagna francese di fine '800 mentre l'età moderna ha ormai conquistato tutti gli spazi.

Van Gogh / Dafoe (in corsa per l'Oscar come migliore attore protagonista)  brama la natura e un rapporto diretto con l'eterno e con Dio. Il personaggio rompe la quarta parete e si preannuncia agli spettatori postumi. Questa volta sì consapevolmente, anche se con il suo carico di forte inquetudine. 

Il film è notevole, l'uso dei colori, le inquadratura sfuggenti, non sono facili da digerire. Ma il regista Schabel (co-autore anche della sceneggiatura insieme a Carrière e Kugelberg ), dirige un film di certo impatto, sostenuto  dalle musiche di T.Lisovskaya.

Terminano le quasi due ore di film con la certezza che non si è detto tutto riguardo a questo personaggio della storia contemporanea e con un messaggio certamente ottimista per chi cerca nell'arte un mezzo di sublimazione e rottura.



domenica 16 dicembre 2018

Arsenale NATO

                     


Qualche anno fa era sorta una polemica intorno all'Arsenale di Messina, luogo di lavorazione e soprattutto smantellamento di navi militari nato e italiane , situato nella zona falcata (centro cittá, giá interessato da altre opere invasive come approdi, ferrovia e ex imprese). Ripubblico questo post che era rimasto in forma di bozza:


"Volevo affermare un paio di cose riguardo la discussione...

Questa questione non può essere affrontata accostandola fedelmente a quelle delle opere quali il Ponte e il Muos, che hanno la loro storia e i loro perché, che molti hanno raccontato a fondo. ---(Il ponte arricchisce i potentati mafiosi, avvilisce le comunità attraversate e li asserva alla logica delle grandi opere, senza ottenere quei piccoli e maggiormente necessari interventi).
Il Muos come raccontato da Antonio Mazzeo è tecnicamente uno strumento di guerra, mezzo di comunicazione per operazioni militari e potenzialmente dannoso per l'ambiente e la salute (la procura di Caltanissetta indagherà ed ha già messo i sigilli).
Riguardo l'Arsenale: Le leggi sono chiare e vanno rispettate. Per ora non c'è un elemento materiale che possa dimostrare un maggiore pericolo per l'ambiente di quello già esistente. In quanto da anni in quei bacini si lavorano navi con materiali pericolosi (pochi hanno protestato e fatto sit-in come ora).
Non è dimostrato che possa essere più pericoloso di quanto lo è già anche riguardo alle sue funzioni: perchè non è uno strumento diretto di  guerra. Anzi trattasi di un officina già proprietà della difesa che ha il compito di smantellare navi di guerra.

Questi i due punti sui quali insistono i "no-alla discarica", come chiamano la protesta

L'unica cosa che si può fare è sorvegliare sul rispetto delle regole per l'ambiente e la salute di chi lavora. Spostare il luogo" non risolve il problema. Il pericolo non cambia se l'origine é a Messina, a Palermo, o dentro il vulcano dell'Etna. Un eventuale danno ambientale non può essere diverso se avviene in città o in un deserto, o in una baraccopoli. Il pericolo è sempre lo stesso e contro questo bisogna sorvegliare e vigilare. Se non vogliono la nato e basta è meglio che lo dicono chiaro e in tondo e non chiamino in ballo il Ponte o il Muos. 
Riguardo l'Ilva e il dibattito sollevato tra lavoro e salute, è ovvio che bisogna essere fermi e rigidi. Il lavoro non può e non deve essere a discapito della salute. Ma se non si possono ridurre al minimo i rischi, bisogna assumersi le responsabilità e decidere se  serve o meno quell'industria. Come per tutto ció che ci circonda e utilizzaimo quotidianamente: vogliamo la macchina, allora ci serve il petrolio. Vogliamo l'acciaio allora ci servono l' acciaierie. E una comunità deve prendersi le responsabilità di tutto il ciclo produttivo qualora decida di volerlo, non può delegare ad altri gli effetti dannosi di una propria azione. Il sud nel caso dell'Arsenale non paga un costo maggiore rispetto alle industrie del nord. Messina ha la possibilità di poter ospitare questo tipo d'industria e deve sfruttarla per il suo bene.


1. Le commesse e il conseguente investimento costituirebbero una grossa occasione per risollevare uno dei pochi settori che ad oggi dá lavoro ed è fonte di sostentamento per molte famiglie. Solo nell'Arsenale si contano più di duecento dipendenti che in questo caso si tratta di salvare dalla crisi economica e del lavoro. Non è accettabile la similitudine col Ponte sullo Stretto in quanto per l'Arsenale si tratta di un industria già presente e non da fare, che vanta commesse non solo militari ma anche civili. Un possibile investimento non andrebbe solo nello smantellamento di unità militari ma anche verso una maggiore utilizzazione dei bacini a scopo civile e quindi potrebbe portare nuove occasioni di lavoro.

2. Salvo altre notizie precise, si sta parlando di costituire un centro per la dismissione di unità navali militari della Nato. Un'azione che non mi sembra foriera di violenza, né inseribile in strategie rivolte direttamente ad azioni di guerra. Le similitudini col Muos sono pretestuose, si tratta solo dello stesso committente (NATO, in cui partecipa anche l'Italia ovviamente, spiegherò nel punto 3) e della stessa terra: Sicilia. L'unico punto che potrebbe preoccupare è il non rispetto delle leggi sull'Ambiente e la salute. Il Muos, come detto prima è potenzialmente dannoso, L'arsenale lo potrebbe essere se vengono allentate le norme sulla sicurezza e vengono portati rifiuti più inquinanti di quelli che la struttura può smaltire e maggiormente inquinanti di quelli che già l'Arsenale smaltiva.

3. L'Italia, come ben sappiamo, fa parte della Nato e partecipa attivamente all'organizzazione anche in tempi di pace fornendo strutture e basi situate nel nostro territorio. Tra le responsabilità che un organismo occidentale, sia esso Stato o Organizzazioni di più Stati, ha la necessitá di avere, deve senz'altro esserci quella di affrontare in prima persona tutti gli effetti e problemi che le azioni di questo Stato o Organizzazione suscitano. E tra questi vi è senz'altro lo smaltimento di risorse e strumenti non più utilizzabili e dannosi per la comunità. Smaltire è un compito che, chi produce tali rifiuti e scorie dovrebbe assumersi attraverso leggi e risorse proprie, per garantire di non danneggiare se stessi e gli altri. Come è tristemente noto, la maggior parte delle navi vengono smaltite in paesi del cosiddetto Terzo Mondo, dove non ci sono risorse e leggi che garantiscono la salute e la sicurezza di quelle popolazioni.
Se l'Italia con la Nato decide di smaltire i propri rottami in casa propria, è una decisione ineccepibile, ovviamente se presa con tutte le cautele e leggi che abbiamo. Se non vogliamo "accollarci i rifiuti" non è certo appellandoci alle "comunità locali" che potremmo risolvere il problema. Se non si vuole pagare il costo che il far parte della Nato comporta, si manifesti a Roma contro la partecipazione dell'Italia a questa organizzazione e per la revoca degli accordi internazionali in questione."



L'Arsenale é stato recentemente oggetto di indagine e sequestro da parte delle autorità giudiziarie a causa del presunto utilizzo di materiali altamente inquinanti e pericolosi.


La Zona Falcata continua ad essere usata prevalentemente per scopi industriali e militari. Nel 2016 sorge una villetta (Parco Don Blasco) in un'area precedentemente interessata da un accampamento Rom.




mercoledì 4 dicembre 2013

Gli articoli dei giornalisti di musica rock sono scritti da gente che non sa scrivere, che intervista gente che non sa parlare, per gente che non sa leggere [1].

Frank Vincent Zappa
Baltimora - 21 Dicembre 1940; Los Angeles 4 Dicembre 1993.
Facente parte di quella generazione d'oro, nata intorno agli anni '40 e cresciuta alla fne della Guerra, che cambiò per sempre la scena musicale  e produsse i migliori capolavori del Secolo. Lui che in piena giovinezza visse le folgoranti sperimentazioni artistiche, musicali e tecniche degli anni '60 e come altri, vivendo con la stessa velocità si spense troppo presto a soli 53 anni.
Nato da padre siciliano, al secolo Francesco Zappa (Francis) di Partinico, ingegnere in perenne viaggio per l'America con la moglie e il piccolo Frank a seguito.
Nella sua vita scopre presto la passione per la musica. In questo video lo si può vedere, per esempio, in un'emblematica  prima "esibizione" televisiva nel Steve Allen Show, consistente nel suonare una bicicletta (sic!).
Fonda però presto il gruppo Mothers (poi chiamato Mother of Invetion) nel 1964, ottenendo il primo contratto un anno dopo, per dare alle stampe nel 1966 il primo album Freak Out!  (Nella foto).
Uno dei primi Concept Album della storia, riuscì a rivoluzionare il mondo del Rock. Si dice (gli stessi Beatles lo ammisero in un'intervista) che abbia influenzato e ispirato , nelle intenzioni e nella composizione,  niente di meno che lo storico Sgt.Peppers dei Beatles che uscì l'anno seguente, nel 1967.
Si trattava di un vero e proprio ritratto della società americana degli anni '60, dei suoi squilibri e agitazioni contro i tabù e i poteri costituiti. Quando uscì ebbe maggiori fortune in Europa che in America. Uno dei migliori 500 album di sempre secondo Rolling Stones (il primo è proprio Sgt.Peppers dei Beatles).
Negli anni seguenti dà alla luce e realizza numerose produzioni anche da solista,  collaborando con vari artisti -  alcuni dei quali avranno in seguito una fulgida carriera musicale (vedi il chitarrista Steve Vai) -.  Non solo si rivela musicista poliedrico e colto, immettendosi nella realizzazione di brani classici e di ardite sperimentazioni tecniche, ma si lancia in altri campi artistici, come la cinematografia (ma mi sento fortemente di dire che i risultati migliori non si riscontrano nelle sue pellicole).

lunedì 28 ottobre 2013

Lou Reed: una playlist

Ieri, come molti di voi avranno saputo dai vari giornali e gli status di facebook, è scomparso uno dei più importanti artisti e protagonisti della scena musicale del secolo passato.

La notizia è arrivata inaspettata (un po' come tutta la sua vita), anche se la stampa aveva già pronti i suoi coccodrilli: "una vita passata tra rock, auto-distruzione, alcool e droghe", che è stata messa in musica e ha espresso veri capolavori.

Se ne è andato all'improvviso, dicevo, un po' come ha vissuto, senza riflettori puntati su di lui come star ben più famose. Ieri, una Domenica Mattina,  ne ha dato la notizia per prima Rolling Stones. L'ultima che si aveva sulla sua vita era la notizia di un  trapianto di fegato circa sei mesi fa, e tutto è stato ricollegato, fatalmente, alla sua figura. Un rocker maledetto e ormai attempato , che tutto sommato è riuscito ad arrivare alla soglia dei 71 anni.

Da quando ha iniziato a calcare le scene la sua musica ha rivelato molte più cose di lui che giornali scandalistici e gossip. E' riuscito a coniugare musica e introspezione, il rock alla malinconia e all'inquietudine del vivere quotidiano. Prima sotto l'ala protettrice dell'Underground NewYorkese e del mecenate Andy Warhol e poi da solo, continuando imperterrito con la sua musica, anticipando il Punk e la New Wave. Il suo sguardo allucinato delle sue composizioni,  l'integrazione paranoica tra arte e individuo costituisce un lascito fondamentale per tutta la scena musicale e artistica a venire.

Per conoscere la sua storia si può già leggere molto su internet e molto verrà sicuramente ancora scritto.
Intanto "allucinatevi" con un paio di canzoni, di quelle che ritengo migliori, più rappresentative e che, più importante di tutto, più mi piacciono.

Dal primo album storico dei Velvet Underground & Nico, anno 1967, con la famosa copertina della banana, disegnata da Andy Warhol:
      Sunday morning

giovedì 29 agosto 2013

Inquinamento: c'è anche quello acustico! Effetti del rumore e tutela della salute. Caso Messina

L'inquinamento acustico è causato da un'eccessiva esposizione a suoni e rumori di elevata intensità. Questo può avvenire in città e in ambienti naturali. La legge n. 447/1995 art. 2 fornisce la definizione di inquinamento acustico: “l'introduzione di rumore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell'ambiente abitativo o dell'ambiente esterno o tale da interferire con le normali funzioni degli ambienti stessi”.


Messina, come sappiamo soffre da tempo dei mali dovuti all'eccessivo traffico urbano e all'attraversamento di mezzi pesanti. Da anni, il Comune, a norma della legge sopra richiamata, effettua rilevazioni di monitoraggio ambientale (costante) del rumore derivante dal traffico veicolare (e pubblicamente visibile sul sito del comune http://mobilitamessina.it/monitoraggio-ambientale), dal cui rapporto annuale ne emerge l'uso, fatto dall'Amministrazione, di mera misurazione dei livelli di traffico veicolare.
LEGGI su TEMPOSTRETTO.IT: http://www.tempostretto.it/news/tutela-salute-tir-citt-non-solo-pericoli-inquinamento-ambientale-acustico.html

domenica 14 luglio 2013

Ultimo giorno della Fiesta di San Fermin a Pamplona

I tipici pupazzetti che hanno contribuito a rendere la Fiesta più edulcorata e commerciabile.



Come un aspirante Hemingway del nuovo millennio ho deciso ieri di compiere un viaggio per assistere alla famosa "corsa dei tori" che si svolge nei giorni della festa di San Fermin, a Pamplona.

Il viaggio, in realtà, consiste in pratica ad alzarmi presto questa mattina (le corse iniziano con il famoso encierro la mattina intorno alle 8.00, ora italiana). E i mezzi consistono in una diretta della televisione rtve, il che elimina i fastidiosi inconvenienti della presenza e del costante pericolo fisico (niente male eh?)


Il 14 Luglio si concludono così gli otto giorni di festa che iniziano tutti con l'encierro, quando i tori, accompagnati dai corridori a piedi, raggiungono di corsa la plaza de toros, l'arena, dove saranno più tardi matati nella più classica e tradizionale delle corride spagnole.

L'encierro di ieri, 13 Luglio, è stato caratterizzato dai consueti incidenti. Corridori incornati, inciampati e finiti calpestati.
Un numero di incidenti che si è notevolmente ingrossato con l'aumento dei corridori partecipanti ogni anno alla festa e la presenza costante di un alto tasso alcolemico, nonostante i divieti di partecipare all'encierro da ubriachi. Ma ieri, si è verificato un incidente particolare: all'ingresso dell'Arena si è formato un vero e proprio tappo di gente, che è finita una sopra l'altra causando 23 feriti, di cui uno grave. Tutti gli intervistati, nel parlare della giornata di ieri, non facevano altro che ripetere quanto fosse particolarmente affollato il percorso dell'encierro.

La diretta televisiva inizia la mattina presto con il racconto delle giornate precedenti, le interviste agli esperti, proprio come prima di un importante evento sportivo.
All'approssimarsi della partenza dei tori dal loro recinto, qualche centinaio di metri prima del Municipio di Pamplona, i corridori, coloro che partecipano all'encierro, correndo a fianco dei tori, intonano un canto al patrono di Navarra San Fermin, a cui è dedicata appunto la Fiesta, pregando e augurandosi che nessuno si faccia male nell'encierro che sta per incominciare.

Il tutto alla fine è durato poco meno di  tre minuti, senza particolari interruzioni o imprevisti. Solo una ragazza è stata colpita in maniera piuttosto violenta e ha preoccupato i medici presenti sul tracciato dell'encierro.

Alla fine, con un po' di tristezza, ma pieni d'orgoglio, i telecronisti inquadrano gli operai che già smontano le barreras di legno lungo il percorso, e sulle note di mumford and sons, lanciano un video pacchianamente malinconico. Esta es Espana. Dal divano di un italiano pigro nella propria casa.

FOTO

mercoledì 12 giugno 2013

E ballottaggio sia! Regole per il voto e facsimile scheda.

Secondo le consuete norme (l.r 15 sett. 1997, n.35) non avendosi avuta la maggioranza assoluta dei voti validi per uno dei candidati sindaco, si procederà ad un secondo turno elettorale, appunto il ballottaggio, che avrà luogo la seconda domenica successiva a quella del primo, ovvero fra due settimane esatte, nei giorni successivi del 23 e 24 giugno.

I candidati ammessi, Calabrò e Accorinti, sono quelli che hanno ottenuto al primo turno il maggior numero dei voti validi , rispettivamente 40870 e 19540 ( il 49, 94% e il 23, 88 % dei voti validi)

Per fugare ogni dubbio sulle modalità di votazione ed espletamento del voto, ecco come sarà la scheda del ballottaggio:

Il nome e il cognome dei candidati sindaco sono scritti, come nella scheda del primo turno, entro i due riquadri rettangolari. La scelta del proprio candidato è da effettuarsi sbarrando l'apposito rettangolo.

Sotto i rispettivi rettangoli sono riprodotti i simboli delle liste collegate, che di norma hanno appoggiato il candidato al primo turno. I candidati, hanno tuttavia la facoltà, entro sette giorni dalla prima votazione, di dichiarare il collegamento con ulteriori liste rispetto a quelle che comparivano a fianco nella scheda del primo turno. Quindi in teoria, il numero delle liste in appoggio del candidato potrebbe non essere quello del primo turno.

Quindi, ATTENZIONE: il voto si esprime esclusivamente tracciando un segno sul rettangolo entro il quale è scritto il nome del candidato prescelto. Non fatevi ingannare dai simboli delle liste nei cerchi, al di sotto del rettangolo. Al primo turno, è giunta notizia, che molti, per abitudine, disinformazione o semplice distrazione, abbiano sbarrato, anziché il rettangolo del sindaco, una delle liste ad esso collegate, spesso aggiungendo il nome con la matita. Questi errori sono emersi numerosi rispetto ad altre elezioni, per l'alto numero di persone che hanno voluto dare il voto disgiunto o hanno pensato che vigesse ancora il collegamento diretto  (trascinamento) della lista al candidato sindaco. Non vi era, quindi, e non vi è da aggiungere nulla, men che meno ora:  basta sbarrare il rettangolo del proprio candidato con la matita.


Questa volta non sarà necessario per nessuno dei candidati raggiungere alcuna soglia per averla vinta: basterà semplicemente ottenere un voto in più dell'avversario. 
Abbiamo visto quanto una manciata di voti siano stati determinanti per determinare il turno di ballottaggio.
Nella difficile, ma non impossibile, evenienza di una parità di voti, verrà proclamato il candidato sindaco collegato con la coalizione che ha ottenuto più voti al primo turno per il Consiglio comunale. Per il candidato Calabrò quindi, anche un difficile pareggio darebbe sicuramente la vittoria (le liste di Calabrò hanno ottenuto 82519 voti contro i 10338 voti di quella d'Accorinti): motivo in più per Accorinti per dedicarsi anima e corpo alla difficile rimonta ed ottenere anche un voto in più dell'avversario. Qualche voto in più, come nel primo turno, potrebbe essere decisivo. Soprattutto sottolineando quanto la coalizione di Calabrò non sia riuscita a far votare compatta il proprio candidato a tutti quelli che hanno sostenuto le sue liste in consiglio comunale o al quartiere. Al contrario, il candidato Accorinti è riuscito a ottenere voti trasversalmente come sindaco, (grazie al voto disgiunto) molto più di quanti siano andati alla sua lista al Consiglio. C'è la speranza per lui, che il suo nome raccolga consensi indipendentemente dal numero di amicizie al Consiglio comunale e delle tante liste che hanno appoggiato (almeno nominalmente) solo uno dei candidati.

12/06/2013

martedì 11 giugno 2013

Elezioni comunali Messina consiglio comunale

Mentre si profila un ballottaggio tra i candidati Calabro' e Accorinti, ho fatto un po' i calcoli per vedere come sarà il prossimo consiglio comunale.

Innanzitutto i seggi saranno 40 (14 in meno che per la precedente legislatura).
Secondo la legge elettorale regionale i seggi vengono assegnati in primis, alle lsite o coalizioni di liste che abbiano superato il 5%. Sono perciò escluse le liste di Reset, M5S, Nuova Alleanza e altre liste all'interno delle tre coalizioni che si spartiranno i seggi al Consiglio.
Le tre coalizioni che hanno ottenuto i seggi a Palazzo Zanca sono:
 Lista Calabrò sindaco, lista Garofalo sindaco, Renato Accorinti sindaco. Ad esse andranno rispettivamente 29, 7 e 4 seggi al consiglio.

Ok. Probabilmente la legge elettorale in questo passaggio non è chiarissima. Precedentemente avevo contato per la determinazione del quoziente elettorale tutte le liste di una coalizione, anche quelle che non avendo superato il 5% dei voti validi venivano escluse dall'assegnazione dei seggi. In quel caso sarebbero stati rispettivamente, 28, 9 e 3 seggi.

Il premio di maggioranza del 60% dei seggi, secondo la legge elettorale, non sarà assegnato a nessuno delle liste in quanto quelle di Calabro' hanno già superato la soglia del 60%. In caso di ballottaggio, che sembra ormai certo, la lista di Accorinti, anche se risulterà vincente, non potrà accedervi perchè non ha raggiunto il 40% dei consensi al consiglio, mentre le altre liste hanno già superato il 50% dei voti validi.


sabato 8 giugno 2013

Renato Accorinti e la sua battaglia per la biblioteca comunale




Siamo senz'altro in una città dove regna l'apatia e l'ineducazione civica. Ma, non siamo stupidi: tendiamo comunque ad occuparci delle cose quando (ci) servono, e in particolare in prossimità delle elezioni quando  ci viene data  una piccolissima opportunità di cambiamento.

Il 9 e il 10 Giugno, molti comuni siciliani saranno chiamati a rinnovare i consigli comunali e le cariche elettive di sindaco. Le elezioni regionali dello scorso ottobre hanno dato un forte segnale, sia per quanto riguarda il cambiamento ai vertici dell'Ars e i nuovi schieramenti eletti, che per la forte astensione  che ha dimostato quanto i siciliani si siano disaffezionati alla tradizionale politica che ha dominato l'isola dal dopoguerra in poi.
A Messina, il dovere di  scuotere il predominio elettorale  dei due schieramenti di centro-destra e centro-sinistra toccherà quasi per certo ad un tale, Renato Accorinti, sceso in campo con una lista civica "Cambiamo Messina dal basso".
La sua candidatura non è conseguenza di decisioni prese dall'alto in sezioni di partiti o movimenti politici, ma scaturisce dalla raccolta di migliaia di firme tra comuni cittadini messinesi.  E senz'altro non  è avvenuta "all'improvviso". Chi vive a Messina (e anche fuori) sa chi è Accorinti e sa che il suo impegno civile e politico è stato così persistente e  costante che si avvertiva quasi nell'aria che questa volta, finalmente,  sarebbe dovuto toccare proprio a lui scuotere i sonnolenti apparati partitici e proporsi a tutti i suoi concittadini come inquilino di Palazzo Zanca.

Non è retorica. Anche chi non è stato d'accordo con alcune delle sue battaglie, come quella del Ponte, può riconoscere la passione trascinante che lo contraddistingue. Non può nascondere l'influenza e la forte vitalità che un normale maestro di educazione fisica ha saputo trasmettere a generazioni di giovani e meno giovani, a chiunque lo vedesse percorrere le strade in bicicletta, a chi lo scorgesse un attimo per la strada, dandogli quel "tu" così familiare ormai, a chi incrociasse il suo sguardo carico di solidarietà e di umana piètas, quando ci si trovava a parlare dei problemi della città, degli ultimi come dei cittadini "più illustri".

Personalmente, non dimenticherò mai l'esperienza che ha saputo trasmettermi come insegnante, quando da suo studente incominciavo a capire la realtà che mi stava attorno:  la città e i suoi problemi di vivibilità e di civiltà, la vita che condividevo con gli altri "miei simili", le guerre che leggevamo fredde nelle pagine dei giornali ma che ci coinvolgevano più di quanto potessimo percepire.

Non posso quindi qui negare la forte influenza che ebbe su di me. La forte influenza che ogni ragazzino dovrebbe ricevere dagli adulti più grandi, soprattutto se questi si fregiono del titolo di maestri di scuola. Nel senso originale e più autentico, quindi, l'influenza di un maestro di vita o di un padre. L'influenza che è  fondamentale per formare i cittadini che saranno. E l'influenza che forse a molti miei concittadini è mancata proprio nella fase in cui sarebbe dovuta essere necessaria e che li avrebbe resi consapevoli del ruolo di ognuno nella comunità in cui conviviamo.

Per questo, credo che queste elezioni siano solo un passaggio, temporalmente limitato, del viaggio che quest'uomo ha iniziato con i suoi concittadini e con la sua città. Sperando che molti di voi vorranno condividerlo con lui, e decidere di seguirlo, anche nelle urne, domani e dopodomani, vi racconterò della battaglia di Renato per la biblioteca comunale e l'archivio storico.

domenica 28 ottobre 2012

Conferenze dal Tardo Impero


Conferenze, perchè trattasi dell'ennesima conferenza stampa indetta dal Leader con conseguenti dichiarazioni attese e discostanti in meno di tre giorni.
Tardo, perchè arriva ancora in ritardo rispetto ai nuovi problemi della realtà, riproponendo ancora gli antichi e annosi argomenti della sua discesa in campo e dei suoi programmi politici da diciottanni a questa parte.
Impero perchè sempre di quello si sta parlando: dei Suoi problemi, della Sua sentenza, dei Suoi giudici. Tutto questo in una sala stile Ancien Règime, con tanto di trucco e parrucco, telecamera fissa, grande folla e i fedeli in prima linea.

Gli argomenti affrontati sono stati: la magistratocrazia (conio del nuovo termine!); i giudici comunisti di parte, fino ai massimi livelli della giurisprudenza; le tasse sulle case; la culona della Merkel; la riforma Costituzionale (da fare senza "quei comunisti") e via dicendo.
Stranamente risponde a tutte le domande che gli sono poste: "Ridiscende in campo?". B.:"Resto in campo, non l'ho mai abbandonato!".
 E forse è questa l'ultima triste notizia che getta acqua ghiacciata sui bollori  di appena un giorno addietro, quando con una sentenza sembrava essere stata per lui la fine.  Invece Lui non tramonta mai, come lo stile Ancien Règime e i gusti decadenti da Tardo Impero.

lunedì 8 ottobre 2012

Molti lo sanno, moltissimi no. Cineforo/2 stagione 2012-13



Non faccio pubblicità, solo informazione culturale di nome e di fatto. Quello che leggerete qui e in successivi post di eventi, sarà una lista di avvenimenti, occasioni a cui penso valga la pena di assistere e partecipare, per sperare di sentirsi un po' vivi in questa spenta città.



Cineforum Don Orione ogni Lunedì (si parte sta sera con una proiezione gratuita)

Anche quest'anno riparte la stagione del Cineforum Don Orione a Messina, arrivata alla 50esima edizione. Età riguardevole viste le note  crescenti difficoltà di promozione culturale in città.
Come ogni anno, venti film "mai visti" a Messina, film d'autore, artisti italiani, opere prime, tutte con almeno un riconoscimento o nomina da critica e festival internazionali.
Nonostante la denunciata e assenza delle istituzioni locali e regionali, questa piccola realtà resiste e riesce a mantenere alto il livello di qualità dei film e l'accessibilità al pubblico.
Per poter assistere bisogna sottoscrivere un abbonamento (ridotto per studenti universitari, questo si grazie all'Ersu, ma leggermente aumentato), o pagare il prezzo del biglietto per ogni singola proiezione.

Segue una breve descrizione dei film che potete trovare anche al sito del Cineforum, insieme a tutte le informazioni necessarie.


Cosa piove dal cielo? (Un cuento chino) Un film di S.Borensztein. Premio al Miglior Film e del Pubblico al Festival Internazionale del Film di Roma, 2011.
Riapre il cineforum con la consueta commedia a ingresso gratuito. Non è solitamente indicativa del cachet dei restanti film, ma da comunque un piccolo assaggio della stagione che incomincia: si testano le sedie, il vicino da affiancare, si trova il proprio posto.
Un routinario commerciante di Bueinos Aires, con la mania di collezionare notizie assurde dal mondo, diviene egli stesso protagonista di una bizzarra vicenda...
Accostato a tante commedie dai protagonisti complessi e surreali, si dipana su un efficace e costruito schema già collaudato.
Non fatevi abbattere dalla prova ma nemmeno esaltare, c'è tanto tempo per recuperare e non è detto che non sia anche questo film a sorprenderti positivamente.

Le nevi del Kilimangiaro “Dramma sociale contemporaneo” ispirato ad un'opera di Victor Hugo. Film di Robert Guediguain, presentato alla Selezione Ufficiale “un Certain Regard” del Festival di Cannes, nel 2011. Nomination ai Cesar 2012, Miglior attrice per Ariane Ascaride.

Almanya, la mia famiglia va in Germania film di Y.Samdereli in concorso al Festival di Berlino 2011. Commedia sull'integrazione tedesca, come ce ne sono state tante negli anni, grazie all'opera di registi come Fatih Akin.
E' la storia di un immigrato turco che dopo 45 anni decide di ritornare in patria e di portare con se la propria allegra famiglia, che nel frattempo si è allargata a più livelli di generazioni, compresa quella più integrata e che avrà più perplessità riguardo al ritorno in un paese “straniero”. Il vero protagonista è la famiglia o meglio l'integrazione generazionale della famiglia, con ciò che si porta dietro, contrasti e divertenti malintesi. Non farebbe male rivedere in questo film anche la nostra storia, passata e presente. Consigliato! http://www.youtube.com/watch?v=OkVlwQPPCh4

martedì 18 settembre 2012

Chi è causa dei suoi mali, pianga se stesso.

Mentre cade l'abituale pioggia autunnale facendo gli abituali danni, la gente accende la TV e controlla se qualcuno sta parlando o meno di loro. Se i tg non ne parlano, si sentono offesi, come se stessero negando l'accaduto.


E intanto ogni anno, abitualmente la pioggia cade e cadono le case accanto. Ma il retorico è lì sul divano col telecomando che capta le "offese al sud" e trova il tempo di scrivere su facebook  che c'è il solito complotto massonicomediatico-chipiùnehanemetta e non si accorge che in realtà ciò che gli capita accanto non fa semplicemente e tristemente più notizia, come la pioggia a Settembre.              

E cercando la prova della tangibilità della tragedia in tv, questa si idealizza. Diventa altro: un puro accidente. Si distacca dalla tragedia parallela di un paese dalla memoria corta, che continua a commettere gli stessi errori. Che poi forse è uno solo: l'errore di prospettiva, ovvero il non guardare oltre all'accidente, oltre alla casualità della tragedia, alla banalità del nostro male e soprattutto oltre alla televisione. La tragedia non è lì.

P.s.
Oltre alle solite vacue chiacchere dei politici siciliani e le tristi conferme d'abusivismo, pare che Federalberghi del posto si sia espressa contro un'informazione "eccessivamente tragica", che spaventa il turismo. Passata la stagione delle pioggie sotto con le chiacchere.


sabato 21 luglio 2012

Rassegna cazzautorale/1

Questo è il primo degli articoli della mia personalissima rubrica musicale sul blog. Dopo quelle di cronaca, di cinema e di cazzeggio ne è giunta finalmente l'ora. Sì, perchè la stagione estiva è ormai iniziata da un pezzo, e con essa le varie tournèes che hanno portato sui nostri lidi una quantità astronomica di musicisti, gruppi, e cantanti.
La rassegna si concentra sulla leva degli anni Zero (come direbbe anche il Vasco Brondi) e degli ultimi anni e vuole semplicemente essere d'informazione per scoprire le entità che si aggirono intorno alle nostre piste, mentre beviamo un cocktail e rimorchiamo con alterna fortuna.

Iniziamo questa nuova rubrica che rivoluzionerà il panorama delle riviste musicali (ma anche di quelle di bassa lega) , introducendo un artista che si presta molto al titolo della rassegna: Mapuche.

Chi è Mapuche? E perchè diavolo Mapuche?


Come leggiamo dal suo myspace, l'idea è di Enrico Lanza, (naturalmente) catanese, che nasce in "una stanzetta con chitarre scordate e una voce piena di ragni, granchi e altre cose un po' strane" [meglio fermarci qui (cit. Lolliana)], "per gioco e per amarezza".
Mapuche è il nome di un'etnia indigena tra Cile e Argentina, (letteralmente "popolo della terra") e della corrispettiva cultura e musica. Sembra quindi dal nome, un cantautore che come tanti ha solide radici nel posto in cui vive e cerca di esserne il microfono o nel suo caso il suono gutturale che viene dalle viscere del  vissuto quotidiano.
Non ho ancora capito dove voglia spingersi questo "Mapuche", ma è chiaro che voglia rompere le scatole alla propria maniera, con un pò di irriverenza verso l'attuale revival cantautorale "ipocrita".
Infatti basterebbe quest'ultima affermazione per fare un quadro generale dell'artista: Mapuche è un pugno nello stomaco. Mette in crisi l'ascoltatore e lo costringe a misurarsi con la propria meschinità e con l'insensatezza del mondo in cui (non) vive.
Primo provino di tre brani nel 2008, primo EP ufficiale (Anima Latrina) nell'Aprile del 2011, e primo ufficialissimo disco nel dicembre scorso dal nome "L'uomo nudo" per Viceversa Records.

Per farsi un giudizio particolareggiato e testare il pugno nello stomaco non resta altro che andare a vederlo. Domenica alle 19h nel solito lido Messinese sottu u' Piluni (Horcynus orca, per chi non sapesse).

martedì 21 febbraio 2012

Thank god it's monday


sottotitolo:  prove tecniche di trasmissione - video commento Brunori Sas

Non avendo di meglio da fare, o almeno di più proficuo, mi sono cimentato in una prova di video commento del concerto della Brunori Sas a Messina di Sabato 18 Febbraio 2012.
L'occasione si prestava per due altre ragioni più meritevoli: inaugurazione del nuovo locale "alternativo" di Messina in vece dell'ex, ormai storico 5/4; Dario Brunori, figura sempre più emergente,  per canzoni e immagine, della scena musicale e cantautorale italiana.


Beccatevi sto video!
Brunori Sas al "Retronouveau" di Messina
E siate clementi.

Brunori Sas, ovvero la "società musicale" di Dario Brunori. Calabrese, cantautore quasi per caso, dopo una parentesi con gruppi quali i Blume, esordisce nella formazione attuale nel 2009 con l'album Vol.1 che vince il Premio Ciampi (come miglior album d'esordio - rettifico nel video) e vincendo l'anno dopo il Premio Tenco come miglior autore emergente. Il secondo album (Vol.2 - Poveri cristi), meno introverso nei testi, rispetto al primo, lo porta con un altro tour, a suonare in tutta Italia. 
                                                                                       

giovedì 16 febbraio 2012

Nuovo Design.
Non è che mi sia applicato poi così tanto. O meglio, ancora non è completo ma almeno l'ho reso più leggibile ed al passocolweb.
Sempre se qualcuno si accorgerà in futuro di questo cambiamento: l'ho fatto per voi, miei futuri e improbabili lettori, che passerete forse di qui per caso, e ve ne andrete in un cliccar di mouse.

Speriamo che anche il Blogger ne acquisti in maggiore comodità d'uso del mezzo. Nonostante questo blog sia partito male, non è detto che sia destinato a morire. Non subito, o almeno non senza una lenta e sana agonia (ha la stessa radice di agonismo) per non restare nell'oblio. O forse ciò che inizia male finisce comunque peggio(?!).







martedì 3 gennaio 2012

Notte della cultura/1 Renato Accorinti e la sua battaglia



 Foto scattate da Renato Accorinti all'interno deigli ex-locali della biblioteca comunale e archivio storico T.Cannizzaro.


Siamo stati così abituati alle "notti della cultura", che la Cultura è ormai in un sonno profondo da molto tempo.

Era un inizio d'inverno mite e la luce illuminava ancora i pomeriggi dello Stretto. Era una di quelle giornate in cui si ha voglia di godere del tempo e di prendersi una pausa da tutto. Un momento adatto per una lettura, per distrarsi un attimo e ricaricare le energie mentali. Da qui ebbe inizio la mia piccola avventura (quel che segue è una cronaca di come andarano i fatti),

Dicembre 2011 

Sul sito istituzionale del comune di Messina apprendo che la Biblioteca Comunale 
"T.Cannizzaro" è situata in Via Catania is.26/A. Tra gli orari di apertura al pubblico, vi è anche una fascia pomeridiana il martedì e il giovedì dalle 15.00 alle 17.00. Bene, prendola mia bicicletta , esco nonostante il freddo. Ho proprio voglia di una bella lettura. Chissà cosa troverò: romanzi, libri storici, di avventura, saggi politici. Porto con me gli occhiali da vista e mi affretto (si la lettura mi affatica gli occhi!).
Arrivo all'indirizzo indicato. Un cancello chiuso e un'insegna: Magaclà ludoteca. Ci deve essere uno sbaglio. Per fortuna, non sperando di riuscire al  primo tentativo, mi sono portato dietro il numero che chiamo in pochi secondi. Dopo 5 minuti di squilli a vuoto, l'ho già imparato a memoria. Niente da fare. Nada. Rien. Perplessità rotta improvvisamente da un lampo nella memoria: l'archivio storico! Ne ho sentito parlare, anzi, ho letto qualche articolo che parlava delle proteste (dell'attivista) Renato Accorinti,per il completo stato di abbandono dell'Archivio Storico che quando andavo alle scuole medie, era situato proprio lì, al piano sopra la mia classe. Mia madre insegnante, vi ha fatto anche qualche ricerca storica. Io, non ci sono mai entrato, ma l'ho sempre immaginato come un museo pieno zeppo di documenti vecchi e inutili. Ora si doveva trovare sempre lì a quanto ne sapevo, spostato però in uno scantinato, in un vicolo tra la scuola e la polizia provinciale, chiuso al passaggio da due cancelli. Inforco nuovamente la bicicletta, e vado, aspettandomi di trovare lì finalmente la mia agognata biblioteca.

"Magari l'avranno messe insieme" (la biblioteca e l'archivio storico sono da indentersi cose differenti e separate ndr) anche se chissà cosa vi troverò e in che condizioni.
Avevo visto già il video, dello stesso Renato, e non nutrivo troppo fiducia nel trovare qualche libro intero, ma almeno avrei saputo dove caspita fosse la (mia) biblioteca comunale, se mai esistesse, se fosse mai esistita. Invece ancora niente. Chiusa. Aspetto qualche minuto. Chiedo a qualche passante, ma nessuno sa dirmi niente. Perplesso ancora, torno nuovamente a casa.
Nutro ancora qualche speranza di venire a conoscenza di qualche indizio o di qualsiasi cosa. Non convinto perciò prendo il telefono e chiamo direttamente il centralino del Comune di Messina. "Cosa cerca lei??", mi domanda sorpresa una voce dall'altra parte. "La biblioteca comunale!" ribatto deciso. "Ah... ok, chiami questo numero...... Buongiorno, arrivederci.....". Spiaziato ma non troppo, faccio il numero e ancora mi rispondono con un lieve tono di sorpresa, ma alla fine riescono a passarmi qualche responsabile. Non chiedo il nome di chi fosse , ma una voce femminile mi rivela che tutto l'Archivio Storico e la rispettiva biblioteca sta per essere spostata interamente al Palazzo della Cultura (appena completato dopo lunghissimi lavori, sito in Viale Boccetta). Io chiedo più spiegazioni, non tanto il quando, ma da quando è stato spostato tutto, e perchè sul sito c'è ancora  l'indirizzo vecchio e l'orario di apertura al pubblico, mentre è tutto chiuso, e non si sa quando riaprirà. Ma mi si risponde solo che "il trasporto richiederà tempo e la biblioteca sarà accessibile solo a fine gennaio". Dopo un'ora e mezza di ricerca. Rimango sul divano è non posso che arrendermi all'evidenza: la mia città non ha biblioteche pubbliche e la gente non sembra tanto interessarsene di averne una, a parte qualcuna sparpagliata tra le facoltà nelle università, o l'archivio regionale, anche quello sparpagliato tra vari uffici e magazzini e non completamente accessibile.


Salvatore La Fauci, La dott. Campanella, il sindaco Buzzanca, chi risponderà di questo? Chi risponderà a Renato Accorinti, professore, che si appresterà a fare uno sciopero della fame, davanti al Palacultura? Chi risponderà ai bambini, a quelli appena nati, o che si apprestano a nascere in una città che non riconosce la cultura accessibile a tutti? Chi risponderà alla storia, che vede la città di Pugliatti, di Pietro Gori, di Martino di Stefano d'Arrigo ridursi ad una città che disconosce la cultura, che non propone niente alle menti, se non clientelismo e menefreghismo?
E soprattutto, chi farà  loro queste domande? Dove sono finiti gli "intellettuali messinesi, i professori amanti della cultura, gli studenti che chiedevono una cultura libera, dove? Forse in qualche bar letterario o stanno già aspettando di studiare in qualche università del nord più prestigiosa, non preoccupandosi troppo del fatto che nel frattempo anche Trenitalia sta riducendo i treni per emigrare.   


"In un paese del nord, un lettore". Biblioteca della facoltà di scienze umane dell'Università di Bergen, Norvegia. Ogni studente può liberamente accedere a vari volumi. Tra questi in lingua originale italiana Marcovaldo di Italo Calvino e Horcynus Orca di Stefano D'Arrigo (scrittore messinese)


martedì 6 dicembre 2011

South Pollution

"La portata di un condotto è il volume liquido che passa in una sua sezione nell'unità di tempo [..], a regime permanente la portata è costante attraverso una sezione del condotto" (Dott.Battiato)*
*Tipica citazione travagliana del suo mito (presumo)
Franco Battiato  pare che sia laureato in   fisica.
Articolo scritto oggi su Tempostretto.it
GANZIRRI
Canale Due Torri: acquario o trappola per pesci?
Il canale chiamato "Due Torri" che collega il Lago Grande di Ganzirri alle acque dello Stretto, zona naturale protetta, si trova in stato di abbandono. Il fondo quasi sempre colmo di sabbia e detriti, impedisce il normale flusso e ricambio delle acque, causando una mancata ossigenazione che si ripercuote sull'ecosistema del lago.
 
In un periodo di carestia in cui ogni cosa è buona da mettere sotto i denti, quello che si è venuto a creare in questo canale potrebbe essere un buon espediente e una buona risorsa. Un gran numero di pesci si ammassa infatti in questa striscia d'acqua, la più vicina al mare e perciò la più ossigenata, formando un serpentone lungo quanto lo stesso Canale, che dovrebbe servire da comunicazione con il Lago Grande.
Non siamo in tempi di carestia, per fortuna, e sicuramente mai a qualcuno passerebbe per la testa di pescare in acque diventate quasi del tutto stagnanti piene zeppe di pesci agonizzanti e moribondi.
Sarebbe semmai interessante osservare questi poveri pesci, che per la ricerca disperata di ossigeno,  si prodigano in salti, sguazzando fuori dall'acqua.
E' questo spettacolo si ripete ormai con una certa frequenza, sotto gli occhi sia dei residenti che dei turisti, che in estate affollano le zone lungo il mare e i laghi.
Quello che accade in realtà è semplice. Canali come quello delle "Due Torri" consentono quotidianamente alle acque dei laghi un normale ricambio e ossigenazione, fondamentale per le specie viventi che vivono in quell'habitat, ma necessitano di un'adeguata cura e manutenzione, per evitare che sabbia e detriti (oltre ai sempre presenti rifiuti di ogni genere), impediscano un normale flusso delle acque in entrata ed uscita.
 
Dalla segnalazione di un gruppo di circa 40 residenti tra cui il sign. Sciarrone e il Sign. Arena, apprendiamo invece che queste manutenzioni non avvengono in maniera regolare e puntuale": Ci troviamo spesso soli e subiamo l'incuria di questi spazi che dovrebbero essere maggiormente salvaguardati". "D'estate", ci raccontano, "gli effetti si ripercuotono sia sull'immagine che Messina offre ai turisti, sia sulla nostra salute, vista una grande presenza di zanzare e insetti”
In molti casi gli stessi residenti si sono dovuti attrezzare per liberare alcune zone del fondale dalla sabbia. I fondi per queste ordinarie manutenzioni, sarebbero già stanziati dalla Provincia, che ha previsto ulteriori lavori solo a fine anno. Sembra comunque poco, visto le condizioni attuali del canale, e un periodo autunnale che non ci risparmia mai dalle mareggiate. Serve di più, considerando soprattutto che si tratta di un'area naturale protetta.

E' arriviamo forse al punto più importante e delicato, che riguarda in modo ampio tutti noi: quello appunto dell'Area protetta.
La zona del canale ricade infatti sotto l'area protetta della Riserva Naturale Orientata della Laguna di Capo Peloro, istituita ormai 10 anni or sono . Sorgono spontanei i dubbi perciò su cosa le istituzioni intendono fare per rendere effettivamente protetta e salvaguardata tutta l'area dei laghi, compresi i canali che svolgono un ruolo fondamentale per un ecosistema fragile e delicato come quello di Ganzirri e dello Stretto di Messina.
Uno straordinario ecosistema a detta dei più esperti, serbatoio di biodiversità con la sua abbondanza di svariate specie come pesci ed uccelli e che si trova in una delle aree più belle e uniche del Mediterraneo.


I residenti richiamano l'attenzione per il luogo in cui vivono, ci auguriamo che la cittadinanza tutta, dalle istituzioni in poi, risponda con forza per tenere protetta un area, densamente abitata e particolarmente preziosa, che potrebbe diventare approdo turistico per 365 giorni l'anno e non solo nella stagione estiva.

Guardate che magnifico paesaggio anche da qua. (Foto di Dino Sturiale)

martedì 29 novembre 2011

L'altra verità (cineforo)

Oggi vado al cineforum della mia città. Mi siedo senza neppure sapere che film danno, tanto che vi vado ormai quasi solo perchè ho già pagato l'abbonamento annuale e non mi costa nulla in più. L'unico problema relativo è che mi trovo sempre solo ad andarci e questo, in una città in cui tutti escono sempre con qualcuno e un disincentivo a muoversi dalla poltrona o dal divano qualsivoglia. Torniamo al film.
L'altra verità o col titolo in lingua originale Route Irish, che  si svela essere il luogo in cui avviene il fatto principale, e da cui si svolge e viene raccontata tutta la storia: un contractor inglese muore in circostante non accertate e il miglior amico fa di tutto,come nelle classiche tv-series poliziesche, per scoprire cos'è realmente accaduto. Il film passa da fasi documentaristiche ("il docu-film o docu-drama è la tecnica caratteristica del regista Ken Loach", si legge nella biografia), a momenti appunto di puro"drama", (anche troppo per i miei gusti, che appena intravedono qualcosa simile a CSI o avvocati in divisa o ai troppi telefilm nuovi di cui ignoro il nome, cambiano canale).
                    "Wrong place. Wrong Time. Posto sbagliato al momento sbagliato"
                           Fergus, il protagonista, prima di commettere una ulteriore grossa cazzata.
La storia diventa artificiosamente e giustamente forte quando si focalizza sulle crudezze della guerra in Iraq, sulla condizione del soldato nei nuovi scenari di battaglia e sulla sua solitudine umana.
I personaggi sembra che vadano esattamente dove si immagina che possano finire quando si è passato metà film. Ovvero la coo-protagonista si becca un'infatuazione amorosa per il protagonista (amico del suo fidanzato), che a sua volta dopo aver sfogato la sua collera contro dei perfetti cattivi idioti (uccidendoli con violenza), si suicida buttandosi da un traghetto. Fine. Una puntata televisa, frammezzata, da scene da Apocalypse now in Iraq e Il cacciatore (The deer hunter) a Liverpool.
A voler analizzare i singoli fotogrammi, emerge con forza il tema dei contractor, ossia dei moderni mercenari nelle ultime guerre (moderne) in Medio Oriente. Si ripropone inoltre la solita attenzione al soldato sconvolto (vedi The Hurt Locker) che non riesce a cambiare le regole di un mondo dominato da sporchi capitalisti che giocano ogni mattina a golf e da meccanismi finanziari immodificabili. Ovvero ricchi brutti e cattivi vs buoni tristi e sconsolati. Vediamo chi vincerà la battaglia.
A mio avviso vincono sempre i buoni tristi e sconsolati che si buttano nel fiume e chiudono il film, impedendo ai cattivi rimasti vivi di raccontare il continuo della loro storia. Restano i cattivi infine, soli. Ma il film si chiude lì:  non sapremo mai cosa gli accadrà, se redimeranno se stessi, se daranno al mondo altri buoni rattristati che redimeranno la società corrotta dei padri. Fra qualche anno probabilmente gireranno un film sgli indignados dei noialtri contro i cattivi sporchi banchieri che prendono il potere e fanno le regole. Oops mi sa che ne hanno fatto una serie televisiva e web che sta girando già da un pò, speriamo che non riprenda o che qualcuno ne faccia un film davvero.

martedì 3 agosto 2010

La mia ribellione giornaliera si è fermata a mezza pillola di escitalopram e qualche ansiolitico benzodiazepinico.
Dormo sotto un poster di Che Guevara. Non la solita immagine da t-shirts e tatuaggi. Dice: "un revolutionnaire ne demissionne jamais" ("un rivoluzionario non si dimette mai"). Lungi da me considerarmi tale, mi sono allontanato da me stesso seguendo immaginarie Cuba. Ora sono a casa. Anzi a letto.

sabato 13 marzo 2010

Welfare: L'Italia fa acqua

L'agonia del Welfare in Italia e riflessioni sulla privatizzazione e gestione dell'acqua con uno sguardo alla Sicilia (articolo scritto nel Dicembre 2009) Uno dei principali motivi di esistenza del Welfare, il sistema basato sul riconoscimento di diritti e servizi sociali dei cittadini, è stato ed è quello di cercare di eliminare le disuguaglianze sociali ed economiche fra di essi, fornendo perciò servizi essenziali, riequilibrando e ridistribuendo il benessere prodotto dal Paese. Dagli anni ’80 in Italia e in tutto il mondo inizia quella che è una rivoluzione dell’intero sistema: il ceto medio si sfalda, si differenziano i bisogni, mentre il potere d’acquisto diminuisce; le industrie devono aprirsi al mercato globale, degli stipendi a basso reddito e senza assistenza, dove proliferano le multinazionali del low-cost. La parola d’ordine è:” più efficienza e meno costo” . Di contro la realtà evidenzia progressivamente una minore efficienza e un aumento dei costi in alcuni settori della spesa pubblica. L’Italia si accorge che c’è qualcosa che non funziona nei primi anni ‘90, la realtà politica rivela corruzione e clientelismo. Ci si indigna e poi via, avanti come prima. Ci si affida sempre di più al Mercato, ma i controlli reali restano carenti. Il mito del neo-liberismo, poi la crisi del 2008 e il resto è storia recente. Un Welfare sano e controllato serve, è necessario e giusto. D’altro canto le liberalizzazioni in settori economici dove una vera concorrenza è possibile sono uno strumento che se usato correttamente permette di raggiungere lo scopo del servizio che deve essere legato al cittadino e non al profitto. Il più grande nemico del Welfare, almeno in Italia, è uno solo: il vasto giro di denaro e di imposte che muove, a partire dalla legge finanziaria che ogni anno controlla, sposta e ne decide la ridistribuzione muovendo interessi contrapposti. Da un lato Il liberismo selvaggio, lo Stato leggero, che lascia porzioni di decisione al privato (scuole, acqua, sanità) senza deciderne in modo rigido le regole. Dall’altro la concezione dello Stato padrone, grande contenitore che ha tutto e sa tutto, che deve provvedere a ogni bisogno del cittadino anche superfluo, che gli concede i risultati più che i mezzi per raggiungerli, il lavoro, piuttosto che una preparazione fondamentale, un 18 piuttosto che spazio e strumenti agevoli per meritarlo. Questi gli schieramenti che si sono affrontati, riuscendo a trovare pochi compromessi: lo Stato finisce per disinteressarsi del reale funzionamento dei servizi, gli enti preposti al loro controllo risultano sempre più inefficaci. Due esempi: spazzatura e acqua. Il primo è un mercato talmente proficuo da far gola perfino alle associazioni malavitose, mafia e camorra, che in certe zone hanno il monopolio dello smaltimento dei rifiuti pesanti e pericolosi , con grande danno dell’ambiente. In Sicilia su nove provincie a cui è dato il compito di amministrare il servizio, le ATO (ambiti territoriali ottimali) dei rifiuti sono ben ventisette. Dalla loro istituzione nel 2002 da parte della Regione, i consorzi che gestiscono i servizi nei vari comuni si sono rivelati veri e propri mangiasoldi: la spesa pubblica è raddoppiata mentre la spazzatura per strada è cresciuta e la percentuale della raccolta differenziata, che dovrebbe essere al 35%, è rimasta al 6%, con grande salute delle pance degli amministratori e delle discariche siciliane. Più attenzione merita a mio avviso la questione dell’acqua, balzata alle cronache con l’ultimo decreto Ronchi del 19 Novembre 2009 , riguardo all’attuazione di obblighi comunitari, nel cui “pentolone” compare la privatizzazione del servizio idrico. Nell’art. 15 è previsto il bando di gara pubblico per l’assegnazione del servizio idrico e la concessione di almeno il 40% delle aziende operanti a partner privati. L’acqua è sicuramente il bene più prezioso di tutti, vero “oro blu”, di cui spesso l’abbondanza ci fa dimenticare la sua essenzialità per la vita dell’uomo e che eppure è stata ed è tutt’ora tra le cause di conflitti per la sua mancanza in paesi poveri e per il suo controllo e la sua gestione. In Italia, l’acqua è un bene pubblico, la cui proprietà appartiene allo Stato, che deve gestirla per l’interesse di tutti i cittadini. Monopolio naturale, essa è orami al centro di un business e usata come risorsa politica. Nel 1994 la legge Galli, istituì gli Ambiti Territoriali Ottimali con il compito di organizzare e amministrare la gestione dell’acqua in tutte le sue fasi, affidandola se necessario a varie aziende pubbliche o meno. La strada tracciata con l’ultima legge aprirà definitivamente alle aziende private il controllo della gestione “pubblica” dell’acqua, che nonostante un inevitabile aumento delle tariffe permetterà sicuramente a questi privati di investire maggiori somme nel miglioramento del servizio. Almeno a seconda dei legislatori. Ma è davvero così? In Europa non la pensano poi tanto come noi. A Parigi, dal 1 gennaio 2010 l’acquedotto è ritornato pubblico dopo 25 anni di concessione a due aziende private. In Inghilterra ci si è già accorti che la privatizzazione della Tatcher non ha portato lo sperato miglioramento del servizio nonostante il raddoppio delle tariffe. In Italia dove gli investimenti sono più necessari (in quanto si perde circa il 30% del volume idrico) dalla metà degli anni ‘90, quando sono iniziate le privatizzazioni nel settore, gli investimenti sono scesi del 70% e le tariffe aumentate del 60%. Ad Arezzo (privatizzata nel ’99) una famiglia di tre persone, paga all’incirca 400 euro all’anno. Invece in Puglia dove l’acquedotto è pubblico al 95% la spesa è aumentata di poche decine d’euro l’anno a fronte di ingenti e mirati investimenti per diminuire le perdite. Secondo Federutility (associazione del settore), gli acquedotti al sud sono veri e propri colabrodo, eppure è una delle aree che ha attuato più celermente il processo di privatizzazione. In Sicilia, la regione più assetata, dove l’acqua è davvero rara e preziosa l’ente che provvede agli investimenti strutturali è Siciliacque, fondata nel 2003, il cui 75% del patrimonio appartiene alla più grande multinazionale dell’acqua, la francese Veolia, che serve più di 110 milioni di utenti in tutto il mondo, con un giro d’affari di 600 miliardi di euro. La gestione in Sicilia è divisa tra ambiti territoriali ottimali organizzati per regione. Ogni ATO decide la propria organizzazione sotto forma o di consorzio (dove presiede un consiglio d’amministrazione), o di convenzione tra comuni, dove si vota per testa. L’ato3 della provincia di Messina, è in Sicilia quella con la più alta spesa di amministrazione pur non essendo mai entrata in funzione. Sembra proprio inevitabile, visto che è organizzata su un territorio provinciale idrogeologicamente differente e gestito da una convenzione di 108 comuni, con interessi divergenti. D’altro canto dove è entrato in funzione il consorzio ATO , in Sicilia, le tariffe sono quasi raddoppiate. Ad Agrigento per esempio una famiglia spende 445 euro all’anno, la tariffa più cara d’Italia, dove peraltro la qualità del servizio risulta più che scadente. In generale dal 2004 al 2006 le perdite degli acquedotti sono aumentate in tutta Italia dal 29 al 30 % in seguito ad un aumento degli investimenti dal 25 al 28%. Cercando di tirare le somme possiamo affermare sicuramente che la gestione pubblica ( che persegue per forza il pareggio del bilancio), riesce a garantire degli investimenti che seppur deficitari sono pur sempre mirati all’esigenza del cittadino. Senza dubbio una gestione privata fornisce un minore sperpero e minor spese di amministrazione. Pur restando il fatto che il servizio idrico resta un monopolio naturale e perciò non legato alle regole del libero mercato e della concorrenza. Ma il guadagno rischia di andar tutto verso il profitto e meno verso gli investimenti. E poi quali interessi hanno veramente i privati a migliorare le perdite? Visto inoltre che l’acqua è un bene ahi noi limitato, come riusciremo dunque a limitarne il consumo di fronte ad un interesse che fa dell’acqua un profitto? Ogni cittadino consuma all’incirca 200 litri d’acqua al giorno. Beviamo almeno 2,4 litri di cui la meta attraverso cibi. Il 65 % degli italiani consuma 10 milioni di litri all’anno tra le 260 marche di acqua minerale, il più alto numero in Europa. Il consumo dell’acqua non guarda in faccia di certo allo spreco delle risorse, così che non ci si fa scrupoli ad innaffiare l’orto o lavare l’automobile con acqua depurata o potabile anziché acqua di raccolta. Forse, l’unico aspetto positivo a cui ci può portare la privatizzazione è paradossalmente l’aumento dei prezzi dell’acqua stessa a danno delle tasche degli italiani, che ci metterà finalmente di fronte al problema dello spreco delle nostre risorse idriche, così da spingerci poi a riaffidarci ad una gestione pubblica, che sia consapevole e controllata, capace di fare dell’acqua un vero valore.