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martedì 29 gennaio 2019

At eternity's gate - come sopravvivere a se stessi


Van Gogh, Vincent. Chi si reca al cinema non può sbagliare in quel che va a trovare in questo film. Non è un biopic, anche se la storia ricalca fedelmente gli ultimi anni di vita del pittore e narra la genesi di alcune della sue opere più note.
Di quale pittore si parla, penso che lo sappiano tutti. Eccetto forse Da Vinci, le sue opere sono le più rappresentate e ricercate nella nostra epoca.

Eppure il film ce lo dice più volte: quel che stiamo osservando non è un eroe, un vincente che marcia inesorabilmente verso il suo successo. E' un fantasma che infesta la campagna francese di fine '800 mentre l'età moderna ha ormai conquistato tutti gli spazi.

Van Gogh / Dafoe (in corsa per l'Oscar come migliore attore protagonista)  brama la natura e un rapporto diretto con l'eterno e con Dio. Il personaggio rompe la quarta parete e si preannuncia agli spettatori postumi. Questa volta sì consapevolmente, anche se con il suo carico di forte inquetudine. 

Il film è notevole, l'uso dei colori, le inquadratura sfuggenti, non sono facili da digerire. Ma il regista Schabel (co-autore anche della sceneggiatura insieme a Carrière e Kugelberg ), dirige un film di certo impatto, sostenuto  dalle musiche di T.Lisovskaya.

Terminano le quasi due ore di film con la certezza che non si è detto tutto riguardo a questo personaggio della storia contemporanea e con un messaggio certamente ottimista per chi cerca nell'arte un mezzo di sublimazione e rottura.



lunedì 8 ottobre 2012

Molti lo sanno, moltissimi no. Cineforo/2 stagione 2012-13



Non faccio pubblicità, solo informazione culturale di nome e di fatto. Quello che leggerete qui e in successivi post di eventi, sarà una lista di avvenimenti, occasioni a cui penso valga la pena di assistere e partecipare, per sperare di sentirsi un po' vivi in questa spenta città.



Cineforum Don Orione ogni Lunedì (si parte sta sera con una proiezione gratuita)

Anche quest'anno riparte la stagione del Cineforum Don Orione a Messina, arrivata alla 50esima edizione. Età riguardevole viste le note  crescenti difficoltà di promozione culturale in città.
Come ogni anno, venti film "mai visti" a Messina, film d'autore, artisti italiani, opere prime, tutte con almeno un riconoscimento o nomina da critica e festival internazionali.
Nonostante la denunciata e assenza delle istituzioni locali e regionali, questa piccola realtà resiste e riesce a mantenere alto il livello di qualità dei film e l'accessibilità al pubblico.
Per poter assistere bisogna sottoscrivere un abbonamento (ridotto per studenti universitari, questo si grazie all'Ersu, ma leggermente aumentato), o pagare il prezzo del biglietto per ogni singola proiezione.

Segue una breve descrizione dei film che potete trovare anche al sito del Cineforum, insieme a tutte le informazioni necessarie.


Cosa piove dal cielo? (Un cuento chino) Un film di S.Borensztein. Premio al Miglior Film e del Pubblico al Festival Internazionale del Film di Roma, 2011.
Riapre il cineforum con la consueta commedia a ingresso gratuito. Non è solitamente indicativa del cachet dei restanti film, ma da comunque un piccolo assaggio della stagione che incomincia: si testano le sedie, il vicino da affiancare, si trova il proprio posto.
Un routinario commerciante di Bueinos Aires, con la mania di collezionare notizie assurde dal mondo, diviene egli stesso protagonista di una bizzarra vicenda...
Accostato a tante commedie dai protagonisti complessi e surreali, si dipana su un efficace e costruito schema già collaudato.
Non fatevi abbattere dalla prova ma nemmeno esaltare, c'è tanto tempo per recuperare e non è detto che non sia anche questo film a sorprenderti positivamente.

Le nevi del Kilimangiaro “Dramma sociale contemporaneo” ispirato ad un'opera di Victor Hugo. Film di Robert Guediguain, presentato alla Selezione Ufficiale “un Certain Regard” del Festival di Cannes, nel 2011. Nomination ai Cesar 2012, Miglior attrice per Ariane Ascaride.

Almanya, la mia famiglia va in Germania film di Y.Samdereli in concorso al Festival di Berlino 2011. Commedia sull'integrazione tedesca, come ce ne sono state tante negli anni, grazie all'opera di registi come Fatih Akin.
E' la storia di un immigrato turco che dopo 45 anni decide di ritornare in patria e di portare con se la propria allegra famiglia, che nel frattempo si è allargata a più livelli di generazioni, compresa quella più integrata e che avrà più perplessità riguardo al ritorno in un paese “straniero”. Il vero protagonista è la famiglia o meglio l'integrazione generazionale della famiglia, con ciò che si porta dietro, contrasti e divertenti malintesi. Non farebbe male rivedere in questo film anche la nostra storia, passata e presente. Consigliato! http://www.youtube.com/watch?v=OkVlwQPPCh4

martedì 29 novembre 2011

L'altra verità (cineforo)

Oggi vado al cineforum della mia città. Mi siedo senza neppure sapere che film danno, tanto che vi vado ormai quasi solo perchè ho già pagato l'abbonamento annuale e non mi costa nulla in più. L'unico problema relativo è che mi trovo sempre solo ad andarci e questo, in una città in cui tutti escono sempre con qualcuno e un disincentivo a muoversi dalla poltrona o dal divano qualsivoglia. Torniamo al film.
L'altra verità o col titolo in lingua originale Route Irish, che  si svela essere il luogo in cui avviene il fatto principale, e da cui si svolge e viene raccontata tutta la storia: un contractor inglese muore in circostante non accertate e il miglior amico fa di tutto,come nelle classiche tv-series poliziesche, per scoprire cos'è realmente accaduto. Il film passa da fasi documentaristiche ("il docu-film o docu-drama è la tecnica caratteristica del regista Ken Loach", si legge nella biografia), a momenti appunto di puro"drama", (anche troppo per i miei gusti, che appena intravedono qualcosa simile a CSI o avvocati in divisa o ai troppi telefilm nuovi di cui ignoro il nome, cambiano canale).
                    "Wrong place. Wrong Time. Posto sbagliato al momento sbagliato"
                           Fergus, il protagonista, prima di commettere una ulteriore grossa cazzata.
La storia diventa artificiosamente e giustamente forte quando si focalizza sulle crudezze della guerra in Iraq, sulla condizione del soldato nei nuovi scenari di battaglia e sulla sua solitudine umana.
I personaggi sembra che vadano esattamente dove si immagina che possano finire quando si è passato metà film. Ovvero la coo-protagonista si becca un'infatuazione amorosa per il protagonista (amico del suo fidanzato), che a sua volta dopo aver sfogato la sua collera contro dei perfetti cattivi idioti (uccidendoli con violenza), si suicida buttandosi da un traghetto. Fine. Una puntata televisa, frammezzata, da scene da Apocalypse now in Iraq e Il cacciatore (The deer hunter) a Liverpool.
A voler analizzare i singoli fotogrammi, emerge con forza il tema dei contractor, ossia dei moderni mercenari nelle ultime guerre (moderne) in Medio Oriente. Si ripropone inoltre la solita attenzione al soldato sconvolto (vedi The Hurt Locker) che non riesce a cambiare le regole di un mondo dominato da sporchi capitalisti che giocano ogni mattina a golf e da meccanismi finanziari immodificabili. Ovvero ricchi brutti e cattivi vs buoni tristi e sconsolati. Vediamo chi vincerà la battaglia.
A mio avviso vincono sempre i buoni tristi e sconsolati che si buttano nel fiume e chiudono il film, impedendo ai cattivi rimasti vivi di raccontare il continuo della loro storia. Restano i cattivi infine, soli. Ma il film si chiude lì:  non sapremo mai cosa gli accadrà, se redimeranno se stessi, se daranno al mondo altri buoni rattristati che redimeranno la società corrotta dei padri. Fra qualche anno probabilmente gireranno un film sgli indignados dei noialtri contro i cattivi sporchi banchieri che prendono il potere e fanno le regole. Oops mi sa che ne hanno fatto una serie televisiva e web che sta girando già da un pò, speriamo che non riprenda o che qualcuno ne faccia un film davvero.